Il conte Cavour:
padre dell’Italia e ospite illustre del Castello.

Il Conte Camillo Benso di Cavour, l’artefice del Risorgimento e dell’Unità d’Italia, è sicuramente il personaggio più celebre che abbia soggiornato al Castello, contribuendo ad accrescerne il prestigio e la fama.

Il Conte trascorse a Grinzane (che solo in seguito, proprio in suo onore, aggiungerà al suo nome la dicitura “Cavour”) gli anni antecedenti la sua entrata in politica, inviato dal padre, il marchese Michele Benso, per amministrare la proprietà ricevuta in affitto dalla cognata, la duchessa Vittoria de Sellon.

Nelle intenzioni di Michele, era anche un modo per tenere lontano dai guai il vivace figlio, che già dimostrava una forte passione per la politica e faceva strani discorsi su una possibile unificazione dell’Italia a opera del Piemonte.

Il giovane Camillo arriva al Castello,
portando buona amministrazione
e nuove idee.

Così, a soli 22 anni, il conte Camillo si ritrovò sindaco di Grinzane e, nel settembre del 1832, si trasferì nel piccolo comune dell’Albese.

Al suo arrivo in paese constatò che c’erano appena trecentocinquanta abitanti, tutti contadini e braccianti che, nell’incontrarlo, lo chiamavano Eccellenza e Illustrissimo. Grinzane era così piccola ed insignificante che non vi era neanche un luogo degno per convocare il Consiglio comunale!

Tutto era in disordine, specialmente le cantine. Si produceva poco, braccianti e giornalieri trascorrevano le giornate nell’ozio, la gente rubava impunemente. Camillo licenziò disonesti e fannulloni e si dedicò con passione e dedizione a migliorare la condizione e l’efficienza delle sue tenute agricole attorno al Castello, a partire dai vigneti, adottando le tecniche di coltivazione più moderne per i tempi.

Pare che tenesse tutto sotto controllo, annotando su un taccuino tutte le operazioni eseguite nel podere: le concimazioni, il governo delle stalle, la vendita dei cereali e del vino, la riscossione dei crediti e il pagamento delle imposte, e così via.

Tale fu il suo amore per questi luoghi che rimase sindaco di Grinzane per ben 17 anni, fino al 1849

Una grande passione non solo per i
conti, ma anche per il “vin bun”.

Cavour, per quanto giovane, capì immediatamente l’arretratezza delle tecniche di coltivazione delle sue vigne e dei processi di vinificazione, a seguito dei quali veniva prodotto un Nebbiolo di qualità scadente.

Nel 1836 chiamò, quindi, quale suo consulente, il marchese Pier Francesco Staglieno, ex generale plurimedagliato ed esperto enologo. Lo Staglieno introdusse innovazioni sostanziali, come la fermentazione in tini chiusi anziché aperti, per diminuire l’ossidazione del mosto, e l’uso dello zolfo per garantire una più lunga conservazione del vino.

Alla fine degli anni Trenta dell’Ottocento, il Nebbiolo della tenuta del Conte iniziò a essere venduto, sfuso, in tutto il Regno di Sardegna.

Allo Staglieno subentrò nel 1848 un enologo francese, Louis Oudart, che si mise al lavoro per ottenere un vino secco e invecchiato, sul modello bordolese. Altra innovazione importantissima fu l’acquisto delle prime 1.000 bottiglie di vetro provenienti dalla Francia. L’anno seguente venne registrato l’imbottigliamento delle prime 100 bottiglie di “vino vecchio 1844”. Si tratta probabilmente della prima annata di Barolo in bottiglia, capostipite della storia moderna del re tra i vini rossi e dei suoi millesimi.

Chi è stato Cavour.

Per tutti gli italiani Cavour è, insieme a Garibaldi e a Mazzini, il grande eroe del Risorgimento e dell’Unità d’Italia: in ogni città italiana esiste una via Cavour e a lui sono stati intitolati scuole, edifici, opere pubbliche.

Camillo Benso, Conte di Cavour, nasce il 10 agosto 1810 a Torino dal padre Marchese Michele e dalla madre Adele, Adèle de Sellon, di origine svizzera. I Cavour sono una delle famiglie più influenti di Torino. Il padre gli impartisce un’educazione severa e a soli 10 anni lo manda all’Accademia Militare, per temprarne lo spirito e instillargli il senso della disciplina.

Terminata l’Accademia, Camillo inizia la carriera militare, che però abbandona nel 1831, quando iniziano a farsi strada in lui le idee liberali che saranno alla base del suo futuro politico.

È il 1832 quando il padre gli affida la gestione della tenuta di Grinzane, incarico che Camillo porta avanti con impegno e competenza, introducendo varie innovazioni nelle tecniche di coltura ed enologia.

Nel 1835, Camillo parte per un lungo viaggio all’estero, che lo porterà in Svizzera, Francia, Inghilterra e Belgio, consentendogli di conoscere da vicino il grande processo di industrializzazione in atto in Europa e di entrare in contatto con i circoli liberali più importanti.

La sua avventura politica inizia ufficialmente nel 1847, con la fondazione del giornale di stampo liberale Il Risorgimento, che porta avanti in modo chiaro il suo lucido disegno: solo il progresso economico e civile può trasformare il Piemonte in uno Stato moderno e inserirlo tra le grandi potenze europee, verso il grande obiettivo finale: “Fare l’Italia”.

Nel 1848, Cavour è eletto deputato al Parlamento Subalpino. Nel 1850 è nominato Ministro dell’Agricoltura, del Commercio e della Marina e nel 1851 assume l’incarico di Ministro delle Finanze. Nel novembre 1852, Vittorio Emanuele II lo nomina Primo Ministro.

Cavour avvia quindi un ambizioso programma di riforme, adottando una politica di liberismo che dà notevole impulso al commercio, alle infrastrutture, all’agricoltura, all’industria e alla finanza. L’antiquato Regno di Sardegna si trasforma finalmente in un moderno Stato ed è pronto per inserirsi nello scacchiere mediterraneo ed europeo.

Cavour può finalmente sollevare la cosiddetta “questione italiana”. Riesce così a ottenere il supporto della Francia, che sarà determinante nella vittoriosa Seconda Guerra d’Indipendenza contro l’Austria.

Con l’annessione plebiscitaria di molte regioni si giunge all’Unità d’Italia, che viene ufficialmente proclamata dal nuovo Parlamento il 17 marzo 1861.

A Cavour è affidato l’incarico di Primo Ministro del Regno d’Italia, ma si ammala e muore improvvisamente il 5 giugno 1861, senza vedere realizzato il grande sogno di Roma capitale, che si concretizzerà solo dieci anni più avanti, nel 1871.

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